La casa bruciata

Dopo alcuni anni di lavoro come consulente precario, Mauro venne assunto a tempo indeterminato. Per l’italiano medio, si tratta del momento in cui si abbandona l’affitto o i genitori per diventare proprietari d’immobile. Per il romano medio la questione si complica: bisogna anche scegliere in che quartiere vivere, in base al reddito, ai vincoli lavorativi e famigliari. I romani difficilmente abbandonano il proprio quadrante. Chi è di Roma Nord, resta nei paraggi di Roma Nord, così quelli di Roma Sud o Roma Est. E quelli di Roma Ovest? Roma Ovest non è mai esistita, è finita a Portaportese e nessuno l’ha mai chiamata così.

Un giorno di marzo, Mauro scelse di andare a vivere a Malafede. Prese la decisione così, di punto in bianco, senza consultare nessuno. D’altronde, cosa gli avrebbero potuto rinfacciare gli amici? Quelli che si erano dovuti comprare la casa, avevano acceso mutui trentennali per andare a finire a Ponte di Nona o a Tor Vergata. Non erano nella posizione per criticarlo. Quanto ai genitori, loro abitavano dalle parti della Cecchignola, in uno di quei palazzoni a dodici piani risalenti agli anni Sessanta, per cui una zona fuori dal GRA ne valeva un’altra. Read More

L’ingorgo

La vita di Teresa iniziò a peggiorare in concomitanza dei lavori per l’allargamento di via Tiburtina. In qualsiasi capitale del mondo occidentale i lavori stradali seguono un iter del genere: si pianifica una data d’inizio e di fine, si prevedono le chiusure, le deviazioni, si approntano i lavori, si rispettano le date e si riconsegna la strada ai cittadini. A Roma i lavori iniziano, e basta. Le transenne per le deviazioni diventano parte integrante dell’arredo urbano, le strisce gialle provvisorie invecchiando si schiariscono fino a sbiancare come se fossero definitive. I romani non si pongono neanche il problema. Sanno che un giorno i lavori non ci saranno più. I disagi, forse.

La vita di Teresa finì di peggiorare in concomitanza dell’arrivo della nuova capo-ufficio, la dottoressa Colombo. Trasferita dalla sede milanese da poche settimane, era una quarantenne single, carrierista e maniaca della puntualità mattutina. La dottoressa considerava fondamentale entrare in ufficio perlomeno alle ore nove, una richiesta fin troppo semplice da espletare, per una lombarda senza famiglia da sempre abituata a timbrare alle otto. Teresa, da madre separata, doveva accompagnare il figlio di otto anni a scuola, e non poteva certo lasciarlo un’ora prima. Read More

Un agente immobiliare per amico

Era stata tutta colpa di Facebook. E di Antonella, quindi, ma questo non si poteva dire: i rapporti negli ultimi tempi erano diventati già piuttosto tesi senza il bisogno di mettere altra carne al fuoco. Il pensiero, però, faticava a toglierselo dalla testa, e lo rimandava fatalmente ad un anno prima, quando la fidanzata l’aveva convinto a iscriversi al famigerato social network.

“Ci sono tutti, è divertente!”, “E’ più facile mantenere i contatti e non perdersi di vista!”. Martino aveva tenuto duro per anni, ma alla fine era capitolato. Non c’era forse un motivo, se non vedeva più certe persone da tanti anni? Pur cercando di tenersi il più possibile lontano da Facebook, limitandosi a cliccare “Mi Piace” sugli aggiornamenti di Antonella, bastarono pochi giorni che Martino venne contattato da tutti i suoi ex-compagni di liceo. L’algoritmo glieli aveva suggeriti appena iscritto: chissà come faceva a saperlo, visto che non aveva neanche inserito il nome della sua vecchia scuola, il famoso Liceo Giulio Cesare nel cuore del Quartiere Trieste, quello frequentato e cantato da Antonello Venditti. Read More

Gli uomini mi guardano ancora

Il primo movimento di Claudia, al risveglio, era di gettare la mano sul lato sinistro del letto, alla ricerca di Piero. Immancabilmente, non trovava altro che le lenzuola, perché l’uomo era uscito di casa un’ora prima. L’aroma del suo dopobarba investiva ancora il cuscino, e la donna amava immergervi il viso, per qualche istante, prima di alzarsi. Piero sapeva essere passionale e incontenibile, e Claudia soleva ringraziare le pareti spesse e gli alti soffitti, che le impedivano di preoccuparsi di svegliare i suoi due bambini, o i vicini, durante la notte.

Alle sette in punto, quindi, la giornata di Claudia iniziava frenetica. Dopo aver svegliato i figli e aver preparato la colazione, iniziava una staffetta ben oliata tra il bagno e le camere, e riuscivano, in una quarantina di minuti, a trovarsi tutti e tre davanti alla porta d’ingresso, pronti ad uscire. Al resto avrebbe pensato sua madre, che passava durante la mattinata per dare una rassettata alla casa. Claudia titubava sempre, davanti all’uscio, perché non sapeva cosa, o meglio chi, l’attendeva oltre. Viveva, quasi fisicamente, lo scarto che c’è tra il privato e il pubblico. Read More

Quelli che abitano a Trastevere

Quelli che abitano a Trastevere sembrano essere gli appartenenti ad una setta: si sa che esistono, ma non si sa chi sono. Anche l’atteggiamento di chi, seppur romano, non è incluso in questo selezionato gruppo, si divide tra mitizzazione e invidia di classe.

Per un ragazzo cresciuto nella nuova periferia capitolina, quella che è nata negli ultimi quindici anni tra i confini virtuali del GRA e i paesi dell’hinterland, andare a Trastevere per locali è come fare una gita in un’altra città, dopo essersi lasciati alle spalle i quartieri-fantasma dai viali eternamente incompleti.

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