Tutto uguale

La mia famiglia era originaria della provincia di Teramo, ma negli anni tutti i nostri possedimenti abruzzesi erano stati venduti, motivo per cui ogni volta che “andavo a trovare la nonna”, facevo tappa sulla Laurentina. Abitava in uno di quei palazzoni sorti durante gli anni Sessanta, dodici piani di cemento armato sparuti e isolati alle spalle di un riserva incolta e semi-rurale che si allungava quasi fin sotto Trigoria.

La nonna stava al penultimo piano, in un appartamento di quasi cento metri quadri, fin troppo grande per le sue esigenze di anziana vedova. Il balconcino abitabile godeva di quella panoramicità tipica della periferia romana, che ti fa passare dalla magnificenza fascista dell’EUR fino alla residenzialità un po’ squallida di Spinaceto. Andavo spesso a trovare la nonna: abitavamo non troppo lontani da lì, in via delle Sette Chiese dalla parte dell’Ardeatina, e alla mamma faceva comodo lasciarmi per qualche ora, mentre lei sbrigava commissioni varie. Read More

L’amica di mia figlia

Piero era nato e cresciuto a Montespaccato, ma non aveva mai particolarmente legato con i coetanei del luogo. Anche adesso che aveva valicato il mezzo secolo di vita, passando per quel bar su via Cornelia, dalle parti di Boccea, incrociava molti ex-compagni di giochi e di scuola, ma non si andava mai oltre un mezzo cenno con la bocca. Nessuno sembrava avergli perdonato di aver avuto successo nella vita, e di non essersene andato da lì. Read More

Intermezzi urbani – Parte Prima

Al bar

“Quanto vorrei lasciare l’auto a casa. Se avessimo un servizio di trasporto pubblico capillare, quanto traffico in meno…”

“Scusa, ma non lavori all’EUR? Ci arrivi con la metro…”

“Ma hai visto cos’è la metro alla mattina? Una calca continua, gente che ti suda addosso, puzza…Se avessimo un servizio pubblico puntuale e frequente, quanti disagi in meno…”

“Già…ora devo andare in ufficio. Ci vediamo domattina…”

“Non vuoi che ti accompagni?”

“No, grazie. Sono cinquecento metri…faccio una passeggiata.” Read More

L’ultimo romano

Antonio se n’era andato presto, intorno ai vent’anni, appena concluso il liceo. In Inghilterra a studiare, poi a lavorare, infine a sposarsi e a metter su famiglia.

Anche Giovanni se n’era andato, per sempre, su una maledetta curva del Muro Torto. Amava le motociclette, Giovanni, ma la vita non lo aveva amato abbastanza.

Valeria, invece, era rimasta con loro fino ai trent’anni, quando gli studi in biologia marina l’avevano portata dall’altro capo del globo, in Australia.

Perché i genitori fanno di tutto per fortificare le ali dei propri figli, per poi soffrire, impotenti e insoddisfatti, nel vederli volare soli? Enzo e la moglie Assunta avevano compiuto enormi sacrifici per farli studiare. Come avrebbero potuto pretendere che si occupassero della loro pizzeria?

Tutti quanti se ne erano volati via, e Torpignattara non era più il quartiere di Pasolini, Ninetto Davoli e dei fratelli Citti. Incastonato tra la grigia urbanità di via Casilina e l’atmosfera da primi del Novecento che ancora alimenta il fascino del Quadraro, farebbe parte dell’area del Pigneto, ma nessuno sembra mai ricordarselo, non essendo stato oggetto di una recente e sfrontata speculazione immobiliare, non avendo ZTL, movida e Bar Necci a renderlo un ritrovo di hipster. Anche qui vi sono i villini di due o tre piani, anche qui esistono i vecchi magazzini della Roma papalina, ma nessuno ha ancora avuto l’idea di ricavarci dei loft a caro prezzo. Un tempo terra di confine tra centro e periferia, dove gli acquedotti romani sfociavano nella filarete, era ora divenuto un crocevia di lingue e razze senza alcun confine.

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