Davanti al portone

Non sono sempre stato una guardia giurata. A quarant’anni mi sono trovato ad indossare la divisa e il cinturone dopo l’ennesima crisi dell’edilizia che, come manovale, mi ha lasciato a casa senza lavoro. Essere una guardia giurata non è una gran soddisfazione, è persino un po’ noioso. Nessuno si ricorda di te, nessuno parla con te se non per chiederti a che ora apre la banca oppure se lo sportello bancomat è in funzione. Fai sempre le stesse azioni, apri la filiale alla mattina, la chiudi alla sera, passeggi davanti al portone squadrando tutti i passanti, senza guardare realmente nessuno.

Dopo alcuni mesi, la ditta di security per cui lavoro mi ha mandato all’ufficio centrale dell’AMA, in via Capodafrica. A cosa serve una guardia giurata davanti a quello che è, in effetti, uno sportello pubblico? Evidentemente non conoscete l’AMA, l’azienda municipalizzata romana per la raccolta della nettezza urbana. Ogni giorno, da ogni parte della città, centinaia di utenti arrivano allo sportello per le loro pratiche, per richieste informazioni e soprattutto per i protesti. Se dalle parti del Colosseo vedete qualcuno con il capo chino e scuro in volto, vuol dire che sta andando a protestare con l’AMA. Come tutte le proprietà dello Stato, l’AMA non funziona alla perfezione, e quando le cose non vanno bene con l’immondizia, quando i quartieri e la città sono sporchi e trascurati, il malumore della gente sale repentino e li porta qui, davanti al portone, a parlare con me.

“Quanto c’è da aspettare?”

“Almeno un’ora…ci sono già quaranta persone, dentro.”

“Ma non posso entrare e mettermi seduto?”

“No, per ragioni di sicurezza.” E’ sempre una balla quando dico quella frase, ma si preferisce evitare calca all’interno dell’ufficio, soprattutto quando qualcuno da in escandescenze allo sportello e c’e’ bisogno del mio intervento.

Ne passano tanti, davanti al portone, ed è difficile che io riesca a catturare qualche volto e mantenerlo nella memoria. Da chi chiede informazioni per gettare gli elettrodomestici, a chi deve ravvedere la sua posizione pagando le tasse arretrate, fino ai commercianti che ogni mese devono pagare migliaia di euro di tariffa rifiuti.

Nessuno, però, è come il signor Franco. Egli si presenta ogni lunedì mattina, con il suo foglio in mano, dove ha annotato tutte le anomalie e i disservizi che l’azienda ha arrecato al suo condominio, durante la settimana precedente. Il signor Franco abita dalle parti di Colli Aniene, dove si svolge la raccolta differenziata porta a porta, ma non è né l’amministratore, né il portiere dello stabile; è un pensionato, uno degli ultimi ad usufruire del vecchio sistema, che gli ha permesso di ritirarsi prima del compimento dei sessant’anni.

“Voglio parlare con il responsabile!” Esordisce sempre così, come se ci fosse ancora bisogno di conoscere le sue intenzioni.

“Adesso il responsabile è occupato…dovrà aspettare un po’.”

“Aspetterò…non ho alcuna fretta!” Il signor Franco non ha mai fretta, forse perché non ha altro da fare. Di altezza media e corporatura robusta, stempiato e un po’ brizzolato, ha le mani tozze di chi ha svolto lavori di fatica, e il sorriso sincero di chi sa di fare la cosa giusta. Qualche volta, fumando una sigaretta, ho avuto l’impulso di chiedergli perché lo facesse, ma mi sono trattenuto, e non soltanto per discrezione professionale. La solitudine dell’età matura ti porta a prendere a cuore le cause perse più bislacche, quelle per cui nessuno ti ha chiesto nulla, quelle per cui intravedi un obiettivo, qualcosa da raggiungere in una vita dove i rimpianti hanno sorpassato i sogni.

“Signor Franco, il responsabile del servizio clienti la sta aspettando.” Nonostante tutto, il signor Franco viene sempre ricevuto dal dirigente di turno. In fondo sanno che ha ragione a lamentarsi, e che la sua pedanteria potrebbe trasformarsi in un boomerang mediatico ben più ampio, se trascurata. Di solito le audizioni del signor Franco presso l’AMA non durano più di quindici minuti, durante i quali viene lungamente rassicurato. “Faremo più attenzione”, “Cercheremo di non saltare i giorni per la raccolta”, “Stiamo migliorando il servizio”, queste sono le frasi che rispondono alle lamentele del signor Franco, che se le porta a casa soddisfatto. Ogni lunedì, comunque, egli ritorna, perché l’azienda non ha mantenuto le sue promesse. E’ una sorta di eterno ritorno che non stanca nessuno, così pare. Chissà come passerebbe i suoi lunedì, il signor Franco, se i disservizi cessassero definitivamente.

Verso mezzogiorno la calca diminuisce. Tutti sanno che all’una l’ufficio chiude, quindi è inutile presentarsi a quell’ora, quando vengono soltanto smaltite le file createsi. Il signor Franco è dentro da un bel pezzo, più del solito mi pare, come se stavolta la sua questua meriti maggior attenzione e rispetto, come se stavolta qualcuno voglia realmente risolvere i problemi denunziati da un cliente assillante. Sono curioso di scoprire cos’è realmente accaduto, vorrei avere una scusa per poter entrare. Davanti al portone non è più rimasto nessuno, quindi posso girovagare con maggior libertà, persino entrare nelle stanze dove gli impiegati gestiscono le pratiche burocratiche, ingarbugliandole e perpetuandole.

Sale il brusio, mentre attraverso il corridoio principale.

“Si è sentito male???”

“Non lo so, ad un certo punto i toni si sono alzati…poi un tonfo.”

Entro rapido nella stanza del dirigente. Temo per una colluttazione. La stanza è ampia e luminosa, affaccia su un cortile interno ed è arredata con un’ampia scrivania ed un divanetto. Quando entro, il signor Franco è disteso lì, con un dirigente ed un paio di impiegati che si stanno sincerando delle sue condizioni.

“E’ soltanto un mancamento…non sono messo così male!”

“Signor Franco, lei ci fa prendere gli spaventi! Abbiamo chiamato l’ambulanza…è meglio che si faccia fare qualche controllo. Male non le fa, no?”

Il signor Franco ha lo sguardo acceso come sempre, che si nota ancora più del solito con il viso pallido. Quando finalmente si accorge di me, fa un gesto con la mano, come per chiedermi di farmi più vicino. Gli impiegati e il dirigente, data la mia presenza, si sentono più sollevati dall’imbarazzo della situazione, ed escono dalla stanza per andarsi a prendere un caffè.

“Franco, stavolta l’hai fatta grossa…”

“Anche tu, ti ci metti? Non è niente, fidati…”

“Però hai fatto preoccupare tutti…” 

Il signor Franco ammicca, ironico. “Si preoccupano soltanto della facciata, dello scandalo…come quando vengo a lamentarmi del servizio.”

E allora perché continui a venire ogni lunedì, penso. Poi lui mi mostra un foglio.

“Ogni tanto, però, si ottiene qualcosa. Il responsabile si è impegnato a garantire un doppio turno di raccolta per il mio isolato.”

Arriva l’ambulanza. I paramedici aiutano a far salire il signor Franco sulla barella. Egli prende il foglio e se lo stringe al petto, distendendo le gambe.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.