Lost in Termini

Lo sapevo che quella telefonata avrebbe portato guai.

Ho sperato che non rispondesse, che aspettasse che avessimo finito tutto e che ci fossimo tranquillizzati per riprendere in mano il telefonino… niente, lei non sa resistere. Se il telefono suona deve rispondere. Come se il mondo potesse finire se non la trovano immediatamente.

Donatella non è proprio l’esempio della puntualità, così, come sempre, siamo arrivate a Termini di corsa. Questa volta, per di più, dovendo ancora fare il biglietto.

Il solito percorso ad ostacoli su via Giolitti, con quei tacchi non adatti alla corsa, e io dietro, costretta a stare attenta a non cadere, mentre lei mi tira e mi strattona. Per poco non finisco addosso ad un senza tetto che se ne stava seduto in un angolo, accanto alla vetrina della Coin.

La biglietteria è la solita fila senza fine, non si farebbe in tempo.

Mentre compra il biglietto alle macchinette automatiche è costretta ad allontanare i consueti mendicanti in cerca di qualche spicciolo, o quelli che vorrebbero aiutarla nell’operazione di acquisto (per poi pretendere, anche loro, qualche euro in cambio). Ora sento forte la sua presa intorno a me, attenta che non si approfittino del caos per separarci.

Un occhio al tabellone delle partenze, è riuscita a comprare il biglietto e resta ancora un po’ di tempo prima che il treno arrivi sul binario, che ancora non è segnalato sul tabellone. Ora Donatella è sollevata: “prendiamo un caffè”.

So già dove si dirigerà, al bar in fondo alla stazione, verso via Marsala, molto fighetto, decanta sempre il caffè e la pasticceria di quel posto. Ma sappiano entrambe che il servizio è lento, troppo per i ritmi di chi deve partire. Per arrivarci passiamo davanti ai vari negozi della stazione. Ogni tanto rallenta a sbirciare una vetrina. Io e Donatella ci siamo incontrate in uno di questi negozi. Era accanto all’edicola. Ora non c’è più. O forse lo hanno solo spostato al piano di sotto, non so. Qui sono tutti uguali, ma cambiano spesso.

Come immaginavo l’operazione ‘caffè’ richiede più tempo del previsto. Alla solita lentezza si è aggiunta anche la maleducazione del barista, che pur avendo sbagliato voleva imporle un caffè macchiato. Pausa completamente rovinata.

Adesso Donatella è costretta a correre verso il binario, apparso sul display delle partenze. il 17.

Come prima, lei corre avanti e io arranco dietro… trainata, sbattendo sui piedi dei malcapitati. Ed è giunte sul binario che la mia disavventura ha inizio.

Donatella cerca il biglietto nella borsa, lo trova e controlla la carrozza e il posto. In una mano il biglietto e l’altra stretta a me. Ma, quando quel maledetto cellulare ha iniziato a squillare, lei mi lascia per rispondere.

Benedetta ragazza, aspetta 5 minuti, no? La sento interloquire “no, no, tranquillo, non disturbi. Dimmi pure…”. Nel rispondere lo sguardo passa dal biglietto ai monitor che indicano l’ubicazione delle carrozze.

Deve aver trovato la sua, perché si avvia a passo spedito, continuando a parlare al telefono, ma… mi ha lasciato e non mi porta più con lei.

“DONATELLAAAAA!!” provo a urlare, non mi sente. Non può.

La vedo sparire sul treno. E resto ferma qui. Cerco di farmi notare da qualcuno, sono tutti impegnati a correre sul treno. Uno a uno spariscono sulla loro carrozza. In pochi minuti il binario è quasi deserto. Le porte si chiudono, il treno parte. Io sono qui, sul binario 17, tra un distributore automatico di bibite e una colonna. Sulla panchina ricavata dall’intercapedine della colonna ci sono due sedicenni, intenti a sbaciucchiarsi. Non mi aiuteranno mai.

stazione-termini

Intanto il binario torna ad affollarsi, in attesa del prossimo treno.

Qualcuno mi lancia un’occhiata incuriosita, ma poi prosegue la sua corsa al treno.

Man mano che passa il tempo la gente inizia a fissarmi, sempre più interdetta prima, preoccupata, poi.

Parte un altro treno. E io sono sempre qui. Una car per i bagagli mi passa di nuovo davanti, uno dei due facchini mi guarda un attimo. Quando torna indietro rallenta, mi guarda di nuovo e poi se ne va.

Intanto la coppia di sedicenni è stata sostituita da una coppia di quarantenni, non si sbaciucchiano, litigano. I minuti si avvicendano e il tono della loro conversazione si alza. Sul binario ci siamo solo noi. A un certo punto lui mi vede. Mi fissa, si guarda intorno e tocca lei sulla spalla e mi indica. Lei smette di parlare e si gira a guardarmi. Ora perché hanno lo sguardo spaventato? Perché scappano? “Aiutatemi! Cercate di contattare Donatella, ha bisogno di me!” grido, ma non mi sentono. Non possono.

Sono scomparsi. Nonostante il caos della stazione avverto un brusio strano. Che succede?

Ormai sarà un’ora che sono qui. L’altoparlante della stazione avverte della mia presenza… finalmente si sono accorti di me. Ma è inutile avvertire qui. Donatella è sul treno, verso Milano.

Il messaggio viene ripetuto altre tre volte. Intanto intorno a me ferve uno strano movimento, qualcuno porta delle transenne e chiudono il binario…. Quando Donatella arriverà a prendermi dovremo passare dai sottopassaggi, immagino.

Vedo arrivare qualcuno sul binario…vengono a prendermi?

Mi girano intorno, mi fissano. Mi sento un po’ a disagio. Eppure sono pulita, tutte le zip sono chiuse, non c’è nulla di aperto. Cosa avranno?

Cosa sono questi fili che mi mettono addosso? Ehi, lasciatemi stare… ma…. ma, cosa pensate che sia? Sono solo un valigia dimenticata qui. Cosa potrò avere per spaventarvi così tanto? Contengo solo vestiti, un paio di scarpe di ricambio. Dai, non fate gli stupidi, portatemi via da qui e chiamate Donatella, nella tasca interna c’è un quaderno con il suo numero.

Sono andati via, ma questi fili qui non mi fanno stare tranquilla.

Inizio a sentirmi stanca.

BOOOM. Salto in aria, un pezzo della camicetta rossa di Donatella, la sua preferita, si mescola col tramonto sulla stazione.

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