Le case di Pasolini

La stanza si stava oscurando, presto avremmo dovuto accendere la luce. Il dì lavorativo canonico era agli sgoccioli, e dovevamo colloquiare ancora sei persone. Ferretti sbuffava, infastidito.

– Non possiamo proseguire domani? Sono quasi le sei!

Gli risposi che no, non potevamo. Domani avremmo dovuto lavorare alla relazione da presentare al cliente, il cuore della nostra consulenza, e non potevamo prenderla alla leggera. Avevamo bisogno di una giornata intera per dare le indicazioni richieste.

Ferretti si alzò scocciato e andò a chiamare il prossimo. Io stavo già esaminando il CV e la sua storia nell’azienda, il settore d’assegnazione e le mansioni svolte dall’assunzione. Avvertii la novella presenza in stanza quando l’esaminato si sedette davanti a me, ed alzai gli occhi. Gli strinsi la mano ma non mi uscì nulla dalla bocca. Read More

Una giornata di pioggia

Un portaombrelli sul pianerottolo. Era proprio lì, tra l’ingresso dei nuovi arrivati e l’ascensore. Aprendo la porta metallica, o perlomeno spalancandola come quando si torna dal supermercato o si sta facendo un trasloco, si finiva pure per toccarlo, il portaombrelli. Non che si corresse il rischio di romperlo. Era in ferro battuto, pennellato di bianco, con quello stile shabby chic che andava tanto di moda negli ultimi anni.

Alla signora Angela diede subito fastidio quando lo vide, uscendo di casa. Abitava anche lei, col marito, su quel pianerottolo del settimo piano, in uno dei tanti palazzi, tutti uguali, che popolano i Colli Albani. Edifici costruiti negli anni Cinquanta, dalle scalinate imponenti e i corrimano eleganti. Cosa c’entrava quella sgangherata imitazione liberty? Ora non aveva tempo, ma tornando in serata avrebbe suonato alla porta dei nuovi vicini per far notare loro quella scelta di cattivo gusto. No, non era decisamente di buon gusto. Il suo vaso sì che lo era, intonato sia nella forma che nel colore. Read More

La carrucola

L’uscio della porta di fronte era sempre chiuso. Non l’aveva mai visto aprirsi, a qualsiasi ora tornasse, ma Paula sapeva che ci abitava qualcuno, lì dietro. Una signora anziana, aveva sentito dire dall’uomo che le aveva sub-affittato casa. Una signora molto anziana, in realtà, il tizio le aveva specificato che aveva superato i novant’anni da un pezzo.

Paula era finita per caso al Trullo, una borgata della cosiddetta ex-periferia situata tra Portuense e Magliana. Aveva trovato un annuncio privato sul giornale “Portaportese”, ed eccola lì. Pagava poco, rispetto alle medie degli affitti che aveva visto in giro: un po’ perché stava sub-affittando in nero, un po’ perché quella zona, le case popolari che circondavano la chiesa di San Raffaele, alla base di Monte Cucco, non era certo tra le più rinomate di Roma. Read More