Suburra, la Roma che esiste ma non si vede

I giornali hanno lanciato l’uscita del film Suburra, in questi giorni nelle sale cinematografiche, giocando su una presunta contrapposizione con “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino. Aldilà dei titoli facili (e banali) dei media, l’unico paragone che può reggere tra le due pellicole è che entrambe tinteggiano una Roma invisibile, una città assai lontana da quella degli occhi dell’abitante medio, che proviamo a raccontare tra le pagine di questo blog. E’ raro che i mondi di Sorrentino e Sollima entrino in quello di un pendolare della metro, ad esempio, ma può accadere in una passeggiata sul Lungotevere o in una sparatoria casuale all’interno di un supermercato. Si possono, invece, intrecciare tra di loro, come mostrano i personaggi interpretati da un grandioso Pierfrancesco Favino (il politico corrotto) e da Elio Germano (il PR dalla spina dorsale debole), i soli che avrebbero trovato posto anche nel mondo decadente e disilluso di Jep Gambardella.

Per il resto, il film si allinea stilisticamente alle opere precedenti del regista, “ACAB” e “Romanzo Criminale – La serie”, abbeverandosi nella fotografia sontuosa, ricca e accesa di Paolo Carnera, e tratteggiando dei personaggi estremi ma non irreali. I fatti di cronaca degli ultimi anni, soprattutto in ambito capitolino, ci hanno insegnato che è esistito qualcuno come Il Samurai interpretato da un solido Claudio Amendola, ma anche tutti gli altri sono decisamente verosimili. Non li vediamo, ma li immaginiamo. D’altronde il film, così come Romanzo Criminale, è tratto da un libro co-firmato da Giancarlo De Cataldo, il magistrato-scrittore noto per produrre trame sempre ben documentate e aderenti a realtà giudiziarie che infestano il nostro Paese.

Suburra ci racconta una Roma sotterranea che opera indisturbata alla luce del sole. Assassini efferati avvengono senza difficoltà, la presenza della Legge e dell’Ordine è impalpabile. Anche se l’azione è limitata a zone ben precise (il Centro istituzionale, il Porto di Ostia, la Roma Sud-Est tra Tuscolana e Romanina), anche se il finale ci vuole lasciar intendere che il Male spesso finisce per autodistruggersi, l’impressione che i Cattivi (banditi resi forse fin troppo affascinanti, con richiami cinematografici) possano fare quel che pare loro è corroborata anche dalla cronaca, e ci lascia con un bel po’ di ansia addosso.

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