Un’educazione milanese

“Cerco ponti in cui lo spaesamento e il sentirmi a casa coincidano. E su quei ponti finiscono con l’apparire, tenere e meridiane, le figure che mi riconducono là dove io sono cominciato e dove è cominciata per me questa città» Quale miglior definizione di Milano di questo estratto da “Un’educazione milanese”, il primo libro di Alberto Rollo, direttore editoriale di lungo corso, pubblicato dalla salentina Manni? Un ponte per l’Europa, un ponte per il futuro, ma anche un luogo di vita e formazione, soprattutto per quelli della generazione dell’autore, che hanno vissuto appieno la trasformazione da città operaia a metropoli moderna, frenetica e accattivante. Per chi, come me, non ha mai vissuto a Milano, è difficile resistere alla curiosità e sottrarsi alla narrazione di Rollo, un memoir di formazione sparpagliato nel ventennio 1959-1979, troppo denso di avvenimenti culturali e politici per non incidere nella crescita e nelle svolte personali dell’autore. Figlio di una famiglia proletaria di origini leccesi, in un’epoca in cui l’identità di classe era ancora molto forte, Rollo impernia il libro su tre fondamenta molto solide: il racconto (anche architetturale) della città, il suo rapporto con il padre e l’epopea rivoluzionaria tra il 1967 e il 1975, sintetizzata… Read More

L’appartamento

Diventare adulti significa perdersi in confortanti e ripetitive abitudini? E’ questo il messaggio che offre lo spunto narrativo per L’appartamento, romanzo breve scritto da Mario Capello e ambientato nella provincia torinese. Il protagonista è Angelo, un trentenne che, come molti della sua generazione, si è trasferito in città per inseguire il sogno di un lavoro creativo.

L’estraneo

«Io sono estraneo: sono tutto e sono niente». Fin da principio, il romanzo d’esordio di Tommaso Giagni ci proietta in una dicotomia irrisolvibile, quella tra la “Roma delle rovine” e la “Roma di Quaresima”. Sono due città diverse, non ben definite nella topologia ma assai caratterizzati nello stile di vita, due opposti che si completano ma non si toccano mai, e che obbligano a scegliere da quale parte stare.

Suburra, la Roma che esiste ma non si vede

I giornali hanno lanciato l’uscita del film Suburra, in questi giorni nelle sale cinematografiche, giocando su una presunta contrapposizione con “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino. Aldilà dei titoli facili (e banali) dei media, l’unico paragone che può reggere tra le due pellicole è che entrambe tinteggiano una Roma invisibile, una città assai lontana da quella degli occhi dell’abitante medio, che proviamo a raccontare tra le pagine di questo blog. E’ raro che i mondi di Sorrentino e Sollima entrino in quello di un pendolare della metro, ad esempio, ma può accadere in una passeggiata sul Lungotevere o in una sparatoria casuale all’interno di un supermercato. Si possono, invece, intrecciare tra di loro, come mostrano i personaggi interpretati da un grandioso Pierfrancesco Favino (il politico corrotto) e da Elio Germano (il PR dalla spina dorsale debole), i soli che avrebbero trovato posto anche nel mondo decadente e disilluso di Jep Gambardella. Per il resto, il film si allinea stilisticamente alle opere precedenti del regista, “ACAB” e “Romanzo Criminale – La serie”, abbeverandosi nella fotografia sontuosa, ricca e accesa di Paolo Carnera, e tratteggiando dei personaggi estremi ma non irreali. I fatti di cronaca degli ultimi anni, soprattutto in ambito capitolino, ci hanno insegnato che è esistito qualcuno come… Read More