Intermezzi urbani – Parte Prima

Al bar

“Quanto vorrei lasciare l’auto a casa. Se avessimo un servizio di trasporto pubblico capillare, quanto traffico in meno…”

“Scusa, ma non lavori all’EUR? Ci arrivi con la metro…”

“Ma hai visto cos’è la metro alla mattina? Una calca continua, gente che ti suda addosso, puzza…Se avessimo un servizio pubblico puntuale e frequente, quanti disagi in meno…”

“Già…ora devo andare in ufficio. Ci vediamo domattina…”

“Non vuoi che ti accompagni?”

“No, grazie. Sono cinquecento metri…faccio una passeggiata.”Sul pianerottolo

“Buongiorno, signora Assunta.”

“Buongiorno, ragazzi…avete fatto baldoria ieri sera?”

“Una festicciola tra amici…l’abbiamo disturbata? Ci dispiace…”

“Dovreste cercare di limitarvi, almeno in certi orari e durante la settimana…non vorrei trovarmi a dover parlare con l’amministratore o con il vostro padrone di casa.”

“D’accordo, signora, staremo più attenti. Promesso. Ma perché sta mettendo fuori la spazzatura organica? Oggi ritirano la carta.”

“Perché puzza.”

In piazza

“E’ suo quel furgone? Non può sostare in curva, le devo fare la contravvenzione.”

“Mi scusi, signor vigile, sono il fruttivendolo, il negozio di fronte è il mio. Vi ho chiamato perché hanno parcheggiato sul mio posto riservato per lo scarico della frutta.”

“Ho capito, ma il carro attrezzi non arriverà prima di un’ora, e lei lì non può sostare.”

“Come faccio a scaricare? Ho delle cassette di arance siciliane da esporre…mi vanno a ruba!”

“Parla dei tarocchi? Buoni…”

“Sì, certo. Gliene regalo una cassetta? Tanto per assaggiare…” 

All’alimentari

“Signora! Per fortuna ci sono ancora le persone che apprezzano la qualità delle piccole botteghe come la mia…”

“Gli affari vanno male?”

“Da quando hanno aperto quel grande supermercato, alla borgata, la gente entra col contagocce.”

“Mio figlio ogni tanto mi porta la spesa da lì. Ottima qualità, e prezzi decisamente più bassi di qui…”

“…Scusi, e allora perché continua a venire?”

“Secondo lei, con le ginocchia che mi ritrovo, posso farmi la strada in salita con le buste in mano?”

Al ristorante

“Sono così contenta che siamo riuscite a ritagliarci questa serata solo per noi, tra amiche!”
“Hai ragione, almeno il sabato sera! Un paio d’ore dedicate soltanto a noi, dopo l’intera settimana passata dietro al lavoro e ai figli!”
“Hai poi iscritto Jacopo in piscina?”
“Sì, martedì e venerdì, alle quattro. Ce lo accompagna mia madre, ovviamente. Il lunedì e il giovedì non era possibile, prende lezioni private di pianoforte.”
“Ma tua madre non sta in parrocchia, quei giorni?”
“Infatti. Ce lo accompagna mia suocera.”

Alla biglietteria del teatro

“Certo che in Italia con l’arte e la cultura non si mangia.”
“Proprio a me lo dici? Tiro a campare con i soldi dei miei e con qualche lavoretto.”
“Eppure sei così bravo sul palcoscenico…E’ così difficile far riconoscere il lavoro intellettuale.”
“Per la gente se non produci qualcosa di tangibile, è come se non stessi lavorando!”
“Finalmente la fila è finita.”
“Aspetta a pagare, ho fotocopiato l’accredito di un mio amico. Entriamo come stampa.”
Sulla metro
“Ti vedo nervoso, oggi.”
“Niente di significativo. Stamani ho litigato con il mio vicino di casa.”
“Che è successo?”
“Ha acceso il frullino cinque minuti prima delle otto. I regolamenti condominiali vanno rispettati.”
“D’accordo, ma tu non esci di casa proprio a quell’ora?”
“No, ero già uscito. Sono rientrato.”
Al parco
“Che hai deciso di fare, in questi giorni?”
“Sai, ho proprio bisogno di staccare da tutto.”
“Te ne vai in gita da qualche parte?”
“Mah, non credo. Però sento di dovermi dedicare un po’ a me stesso.”
“Perché stai affrettando il passo, ora?”
“Mi sono accorto di aver lasciato il cellulare a casa. Potrebbero chiamarmi.”
In biblioteca
“Mi scusi, ma cosa sta facendo a quel libro?”
“Stavo mettendo il segno.”
“Ma non può fare le orecchie ai libri dell’archivio!”
“Eh, ma poi come faccio a ritrovare il punto, quando ritorno? Una gran perdita di tempo…”
“Ma lei i suoi libri, a casa, li tratta così?”
“A casa non ho libri.”
Lavori pubblici
“Cosa vuole? Non vede che sto lavorando?”
“Ha presente quella tubatura, in fondo a destra?”
“Certo, sto operando proprio in quella zona.”
“Ecco, io la sostituirei. Credo sia abbastanza usurata.”
“Perché voi pensionati dovete sempre mettervi a giudicare gli operai?”
“L’ho montata io, vent’anni fa.”
In banca
“Buongiorno, è l’ufficio prestiti?”
“Sì, mi dica.”
“Vorrei fare una richiesta per la mia azienda.”
“Bene. Di cosa vi occupate?”
“Offriamo soluzioni informatiche, consulenze, realizziamo siti web…”
“D’accordo. Avete una casa di proprietà?”
Dalla parrucchiera
“Stamattina mi sono presa un bello spavento.”
“Che t’è successo?”
“Dall’appartamento accanto è uscito uno sconosciuto. Ho cominciato ad urlare “Al ladro, al ladro!””
“E quello?”
“Ha cominciato a scongiurarmi di far silenzio, che era il nuovo inquilino, che l’altro non c’era più…”
“Lo credo bene, è morto. Non te l’hanno detto?”
Pista ciclabile
“Scusi, signora.”
“Che vuole?”
“Questo spazio sarebbe dedicato alle biciclette.”
“Perché, non ci passa con la sua?”
“Sì, ma che c’entra? Perché non cammina sul marciapiede?”
“Qui non ci cammina mai nessuno. Manco li cani.”
Alla stazione
“Desidera qualcosa?”
“Perché me lo chiede?”
“Sono due minuti che mi fissa.”
“No, non è come pensa. Stavo leggendo i titoli del giornale.”
“Non può prenderne uno per lei? Sono quelli gratuiti.”
“Non voglio sporcarmi le mani.”
Sul portone
“Veramente vuoi salire?”
“Non sei convinta?”
“No, è che c’è il gatto…”
“E quindi?”
“Credevo non ti piacessero gli animali.”
“Non era meglio la storia del mal di testa?”
In banca
“Questa fila non passa più.”
“Non me lo dica. Un’ora per mandare un bonifico!”
“Perché non lo fa da Internet? Si tratta di un’operazione semplice.”
“Mica mi fido, sa! Se ne leggono di tutti i colori su queste diavolerie elettroniche…”
“Ha paura delle frodi?”
“Come tutti, chiaro! Può reggermi il borsello? Devo andare in bagno.”

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