La carrucola

L’uscio della porta di fronte era sempre chiuso. Non l’aveva mai visto aprirsi, a qualsiasi ora tornasse, ma Paula sapeva che ci abitava qualcuno, lì dietro. Una signora anziana, aveva sentito dire dall’uomo che le aveva sub-affittato casa. Una signora molto anziana, in realtà, il tizio le aveva specificato che aveva superato i novant’anni da un pezzo.

Paula era finita per caso al Trullo, una borgata della cosiddetta ex-periferia situata tra Portuense e Magliana. Aveva trovato un annuncio privato sul giornale “Portaportese”, ed eccola lì. Pagava poco, rispetto alle medie degli affitti che aveva visto in giro: un po’ perché stava sub-affittando in nero, un po’ perché quella zona, le case popolari che circondavano la chiesa di San Raffaele, alla base di Monte Cucco, non era certo tra le più rinomate di Roma.

borgata-del-trullo

Residui degli anni del fascismo, i lotti di palazzine dell’ATER assomigliavano più a delle caserme che a delle abitazioni. Il color ocra delle pareti, l’assenza quasi totale di balconi se non negli edifici più recenti. Le palazzine non erano enormi, massimo tre o quattro piani nei casi peggiori, e s’intersecavano, squadrate e distanziate da vialetti, cortili e aiuole. Paula aveva trovato lavoro al mercato attiguo, il cui ingresso era proprio sulla via del Trullo, e stava al bancone della frutta. Si alzava presto, intorno alle sei, e andava a preparare i tavoli, mentre il suo datore di lavoro, Fernando, tornava da Guidonia dove c’erano i nuovi mercati generali.

Tra una mansione e l’altra, Paula non rincasava mai prima delle sette di sera. Erano orari massacranti, ma a lei piaceva rendersi utile. Da quando aveva lasciato la Romania, sette anni addietro, non si era più guardata alle spalle. Aveva deciso di passare il resto della sua vita in Italia, e lì voleva rimanere. Fernando le versava i contributi ed era soddisfatto di come lavorava. Presto o tardi avrebbe avuto il suo bancone, ne era certa.

– Quello stendino è della signora Teresa…– Il signor Antonio, il vecchietto che abitava al piano terra, si era affacciato alla finestra della camera e le sorrideva bonariamente. Paula era costretta a stendere i panni in cortile, come tutti gli altri della sua palazzina.

– Oh, davvero? Credevo fossero condivisi da tutto il condominio…-

– No, ognuno ha il suo…comunque può usare il mio, quello rosso e verde, se vuole…a me bastano pochi fili e poi ho anche quelli appesi sotto la finestra del bagno.

– Grazie, molto gentile…vorrà dire che domani ne comprerò uno per me…

Paula imbracciò i panni asciutti e si incamminò lungo le scale, fino al secondo piano dove abitava. La porta di fronte era socchiusa, stavolta. Un viso femminile, segnato dai decenni, la osservava silenziosamente mentre cercava le chiavi.

– Buonasera…

– Buonasera…che per caso è lei che usa il mio stendino per i panni?

– Sì, mi scusi…non lo sapevo. Da domani ne comprerò uno per me.

La signora Teresa accennò ad un sorriso, mentre esordiva sul pianerottolo, ingobbita nel suo vestito a fiori che le arrivava fino alle caviglie.

– Guarda che puoi stendere, eh…solo che non sapevo di chi erano i panni. Qui ci conosciamo tutti…

– Sì, io abito qui da due mesi, non ci siamo ancora presentati…

– Eh, ma io lo so chi sei…abiti di fronte a me! Lavori al mercato, vendi la frutta!

Paula sorrise. La signora Teresa pareva burbera, ma in realtà aveva soltanto modi spicci e la bonarietà tipica della borgata di una volta.

– Ma io non l’ho mai vista al mercato… – La signora Teresa fece un cenno con il palmo rivolto al soffitto.

– Eh, non mi vedi, io c’ho tanti amici qui al Trullo…vengono a far la spesa per me. Sono nata prima che il Duce tirasse su questi lotti! Abito qui da settant’anni! I figli se ne sono andati di casa, il mio povero marito è venuto a mancare dieci anni fa. Mi muovo poco, ormai…l’età è quella che è…le gambe, pure…

Paula rientrò in casa, dopo aver accettato un caffè dalla signora Teresa, che aveva ripetutamente insistito. Racconti infiniti ed indefiniti di come quella borgata fosse nata, gli anni della guerra, l’abusivismo edilizio che aveva inondato l’altro lato del Trullo, quello del Monte Capre, che ormai faceva il verso ai quartieri residenziali sorti negli anni Settanta nelle vicinanze.

Il giorno successivo c’era la chiusura settimanale del mercato, e Paula andò a fare dei giri per se stessa. Rientrando verso l’ora di pranzo, vide il signor Antonio che, vicino al portone d’ingresso, caricava un cestino con delle buste. Legato ad una fune, il cestino venne poi issato tramite una piccola carrucola, che era agganciata ad una delle persiane della signora Teresa. Paula vide le mani nodose nelle quali scorreva la fune, e che infine afferrarono lentamente il cestino.

– Fatta spesa, Signor Antonio?

– Sì, qualcosa…a Teresa servivano il pane e la farina all’alimentari…

– E’ molto carino da parte sua, darle una mano.

– Non è proprio nulla. Per anni Teresa ha aiutato la mia famiglia. E non solo: nel corso degli anni ha prestato i soldi a un po’ tutte le famiglie storiche, qui al Trullo. Ma non tutti ricordano…

Un mese più tardi, all’improvviso il signor Antonio morì. Un malore se lo portò via a ottant’anni suonati. Paula ne rimase assai colpita, e partecipò anch’ella ai funerali che si tennero alla chiesa di San Raffaele. Non c’era molta gente, a dir la verità, tutte persone anziane del quartiere, tutti quelli che giocavano a briscola con Antonio al circolo ricreativo di zona. C’era anche la signora Teresa, però, in prima fila. Si scambiarono un cenno di saluto.

L’estate fece capolino anche nella borgata, e l’agosto romano non risparmiò il Trullo. Paula non capiva se la gente potesse realmente permettersi di fare delle vacanze, ma era indubbio che ci fossero meno persone in giro, tra i lotti, il mercato e i giardinetti. Forse si riparava dal caldo, che infuocava le chiare pareti degli edifici.

Non aveva più avuto notizie della signora Teresa, ed una domenica mattina provò a suonarle al campanello. Aspettò un paio di minuti davanti alla porta, poi avvertì il rumore dei passi in lontananza.

– Buongiorno, cara…

– Buongiorno, signora…come va? E’ un po’ che non ci vediamo…volevo sapere se aveva bisogno di qualcosa. Sto andando a fare un giro…

La signora Teresa irrigidì lo sguardo.

– No, ho tutto…grazie. Lo sai che quasi tutti i giorni viene una signora a darmi una mano.

La “signora” era un’assistente sociale del Comune, ma lei non amava presentarla così. Probabilmente avrebbe dato l’impressione che ad aiutarla fossero soltanto persone pagate per farlo.

– Vieni cara…prendiamoci un caffè

L’appartamento della signora Teresa era sempre molto curato e pulito. Un ingresso, un cucinino, una sala da pranzo, una camera da letto ed il bagno. Paula accompagnò la signora vicina ai fornelli, ma non l’aiutò a caricare la caffettiera. Lei non voleva.

La dispensa aveva le ante decorate dalle vetrine. Le sembrò un po’ vuota, come se mancassero alcune cose. Paula però non commentò. Dopo il caffè, andò verso la Portuense alla ricerca di un supermercato aperto, e non faticò a trovarlo. Erano lontani i tempi in cui d’estate la Capitale si trasformava un deserto di servizi. Questa era l’epoca delle ferie brevi, e dei negozi sempre aperti, anche nelle domeniche d’agosto.

Paula non aveva mai tempo per fare la spesa durante la settimana, e così provvide a se stessa. Acquisto anche dei pacchi di pasta, riso, del caffè e dello zucchero in più. Già che c’era prese un barattolo di marmellata e delle fettine di petto di pollo. La frutta la lasciò al suo posto, al mercato facevano prezzi migliori e lei ne aveva libero accesso.

Nel tardo pomeriggio, quando rientrò ai lotti, vide per caso che la signora Teresa era affacciata alla sua finestra, quella del secondo piano. Prendeva il fresco che scendeva dai colli di Monte Cucco, che dividevano il Trullo dalla Borgata Petrelli e dal resto della lunga strada sovraelevata che portava all’EUR e alla Magliana. Paula le fece un cenno con la mano, e sollevo una busta con i vari pacchetti che aveva acquistato. La signora Teresa scomparve dalla finestra, ma quando Paula fu vicina al portone fece capolino il cestino, calato con la fune. Paula lo empì con la spesa, e poi lo vide issarsi su verso il secondo pieno, lento ma costante.

(La foto è di Framino)

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